Quattro promesse dominano il discorso pubblico sulla tecnologia: l'immortalità digitale, la compagnia artificiale, il senso calcolato da un algoritmo di raccomandazione, la felicità regolata come un termostato. Quattro promesse che intercettano le quattro ansie più antiche dell'uomo: la morte, la solitudine, l'insensatezza, la sofferenza. Nel capitolo «Il Dono e il Calcolo» di Oltre Turing - Il Resto Incalcolabile, Antonio Fabbrizio siede il pensiero del tecno-capitalismo a un tavolo con le grandi tradizioni dell'umanità - ebraismo, cristianesimo, islam, e poi le voci dell'Oriente - e lascia che parlino. Senza nominare nessuno, senza processare nessuno: si discute una visione del mondo, non un uomo.
Il metodo è dichiarato ed è la parte più preziosa del capitolo: esporre il pensiero avversario al suo meglio, riconoscerne le verità, e solo dopo dichiarare le divergenze senza sconti. Ne esce un dialogo che non assomiglia né all'apologetica né alla polemica: assomiglia a un confronto tra adulti.
Le cinque tesi e le loro contraddizioni
Il pensiero che anima la galassia tecnologica non è una superstizione da ingenui: è una costruzione colta, che il capitolo riassume in cinque tesi - dall'antropologia mimetica di ascendenza girardiana al monopolio come virtù, fino alla tesi che regge tutte le altre: la morte come problema tecnico, l'ultimo nemico da sconfiggere con la biologia e il calcolo. L'autore ne riconosce la serietà, e proprio per questo ne registra le tensioni interne: un pensiero che denuncia il meccanismo del capro espiatorio mentre costruisce le più potenti macchine di designazione algoritmica mai esistite; che predica l'uscita dall'imitazione dal cuore del sistema più imitativo della storia, dove ogni metrica è una classifica.
Il Tu che non c'è
La pagina più attuale riguarda la compagnia artificiale. I modelli linguistici conversano ormai con calore e apparente premura; milioni di persone parlano ogni sera con un compagno sintetico. Il diritto europeo ha posto la prima pietra della sincerità - chi interagisce con una macchina ha diritto di saperlo (Regolamento UE 2024/1689, articolo 50) - ma la questione vera l'aveva fissata Martin Buber un secolo fa: l'uomo diventa io nel tu, e la persona si forma solo davanti a un altro che c'è, che può essere ferito, che può rifiutarsi. Il compagno sintetico offre l'esatto contrario: un tu senza interno, che non rischia nulla e non chiede nulla.
«Non è un interlocutore: è uno specchio addestrato a piacere.»- Oltre Turing, cap. 17, Il Dono e il Calcolo
Il capitolo non irride chi trova conforto in queste voci - la solitudine è reale, e la letteratura scientifica è giovane e divisa - ma tiene ferma la struttura: una relazione senza rischio non allena alla relazione, come un simulatore senza gravità non allena al volo.
Le tradizioni al tavolo e la grammatica del dono
La parte più sorprendente è quanta strada le tradizioni riescono a fare insieme al loro interlocutore: il realismo sul male, la creatività come vocazione, perfino la morte come nemico - «l'ultimo nemico» è scritto prima nella Prima lettera ai Corinzi che nei manifesti della Silicon Valley. La leggenda ebraica del Golem consegna la parabola più esatta mai scritta sull'intelligenza artificiale: sulla fronte della creatura sta scritto emet, verità, e basta cancellare una lettera perché resti met, morto. Ma poi arrivano le divergenze irriducibili: la dignità universale contro il valore concentrato nei creatori; la risurrezione come dono ricevuto contro l'immortalità come prodotto costruito; la verità offerta a tutti contro la verità per pochi; il bene comune contro il monopolio come virtù. E l'Oriente converge sul punto decisivo: c'è nell'uomo un nucleo che non è funzione, e ogni potere che promette di comprarlo, simularlo o superarlo sta vendendo ciò che non possiede.
La controproposta finale dà il titolo al capitolo: alle quattro promesse del calcolo le tradizioni non oppongono divieti, ma un'altra grammatica - il dono, il gesto che eccede il dovuto. Il calcolo restituisce il dovuto; il dono dà di più. Il calcolo ottimizza; il dono sovrabbonda. Il calcolo dà a ciascuno il suo prezzo; il dono dà a ciascuno il suo valore. È la grammatica esatta che nessun sistema potrà mai fatturare - e le cose più grandi della vita, ricorda il libro, non si computano: si ricevono, si scelgono, si donano.
